IL PISTACCHIO: LE ORIGINI E LA STORIA

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Partiamo dalla sua composizione, così come certificata dall’Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione: il pistacchio è composto per l’83% da lipidi, per il 12% da proteine e per il 5% da carboidrati. La sua origine risale all’età preistorica e le prime testimonianze lo collocano in Medio Oriente, particolarmente in Persia. Come riferisce nel suo celebre Deipnosophistai (fonte Wikipedia, sta per I Deipnosofisti o I dotti a banchetto), Ateneo di Naucrati, scrittore e sofista greco vissuto nel II secolo, nell'Impero Romano, diversi autori greci ed ellenistici parlano del pistacchio, collocandone la coltivazione in Siria, Persia ed India, e chiamandolo "bistachion" o "pistakia" o "pistakion". Destituita di fondamento è, quindi, la tesi, propugnata soprattutto per recenti ragioni ideologiche, secondo la quale "pistacchio" derivi dall’arabo (fustuaq). La coltivazione del pistacchio venne introdotta in Italia sul finire dell’Impero di Tiberio ad opera di Lucio Vitello, governatore romano della Siria, nell’anno 30. d.C. In Sicilia venne importata dagli arabi (il termine dialettale “ frastuca” deriva, questo sì, proprio dal termine arabo “fustuaq”, pistacchio) originariamente si ritiene nelle province di Agrigento e Caltanissetta, per poi fare la sua comparsa a Bronte, così come risulta dalle prime testimonianze scritte, intorno alle metà del XVIII secolo. Sono censite almeno dieci varietà diverse di pistacchio.

In Sicilia venne importata dagli arabi (il termine dialettale “ frastuca” deriva, questo sì, proprio dal termine arabo “fustuaq”, pistacchio) originariamente si ritiene nelle province di Agrigento e Caltanissetta, per poi fare la sua comparsa a Bronte, così come risulta dalle prime testimonianze scritte, intorno alle metà del XVIII secolo. Sono censite almeno dieci varietà diverse di pistacchio. In Italia crescono la Pistacia Vera, unica specie che produce frutti eduli, il Terebinto (utilizzato come pianta innesto della Pistacia Vera) e il Lentiscus, pianta sempreverde utilizzata per finalità ornamentali e paesaggistiche. In Italia crescono la Pistacia Vera, unica specie che produce frutti eduli, il Terebinto (utilizzato come pianta innesto della Pistacia Vera) e il Lentiscus, pianta sempreverde utilizzata per finalità ornamentali e paesaggistiche. Il Pistacia Vera cresce in Sicilia sui terreni lavici del versante sudoccidentale dell’Etna, interessando il territorio dei comuni di Bronte, principalmente, Adrano, Ragalna, Biancavilla, Belpasso. Più del 90% della produzione italiana di pistacchio (equivalente al 2% della produzione mondiale) è costituita dalla cosiddetta Bianca (o Napoletana), coltivata nell’areale di Bronte e protetta dal marchio di Denominazione d’Origine Protetta.

La Bianca di Bronte è innestata su piante di terebinto spontaneo. La raccolta avviene ad anni alterni con un anno di carica ed un anno di scarica, nel corso del quale vengono eliminate le poche gemme a frutto per evitare che possono essere attaccate dal c.d. foragemme (Chaetoptelius vestitus), interrompendone il ciclo biologico. La propagazione avviene innestando, durante il mese di giugno, semenza di terebinto con gemme prelevate da rami di almeno due-tre anni di età. La Bianca si presenta con un frutto dal colore verde intenso, contenendo una percentuale di clorofilla superiore al normale, dalla forma allungata tendente ad ovale.

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Il ciclo post raccolta prevede che i frutti vengano smallati e stesi al sole ad asciugare per 4-5 giorni per essere essicati. Il Pistacchio di Bronte non viene salato e non deve essere tostato. Il controllo di qualità riguarda pertanto l’intera filiera produttiva, dalla raccolta, allo stoccaggio, dal magazzino alla lavorazione e trasformazione del pistacchio stesso.

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