Affari a rilento, fatturato più che dimezzato. Le aziende produttrici di prodotti pasquali, dalle uova di cioccolato alle colombe, sono in difficoltà. La quarantena obbliga a casa le persone e riduce gli acquisti in occasione della festa religiosa. La seconda dopo il Natale in termini di fatturato per aziende specializzate in questi tipi di prodotti. Tutte stanno pagando un grosso prezzo, in milioni di euro, a causa della pandemia da Covid-19. In alcuni casi la grande distribuzione aiuta a limitare le perdite, in altri, l’àncora di salvezza è l’e-commerce. La vendita al dettaglio è ferma. C’è chi propone di tenere i prodotti sugli scaffali anche dopo Pasqua ma i problemi comunque non mancano.

Bacco perde un milione di euro Claudio Luca, amministratore unico di Bacco, quantifica la perdita in circa un milione di euro, tra ordini annullati o dimezzati. La diffusione della pandemia ha radicalmente cambiato le carte in tavola per l’azienda della provincia di Messina. L’anno, infatti, “era partito veramente molto bene, si prospettavano dei numeri record, ma con l’esplodere dell’emergenza sanitaria si è fermato un po’ tutto”. Sono oltre 350 i clienti che vendono al dettaglio che hanno chiuso, tra bar, pasticcerie, enoteche, ristoranti e hotel. L’azienda si affida alla grande distribuzione e all’e-commerce (non direttamente). Ed ha anche fatto beneficenza: aiuti economici agli ospedali di Catania ma anche l’invio di prodotti, anche al Nord. “Una colomba di speranza a chi è in prima linea”, dice Luca. Se l’e-commerce va abbastanza bene, “almeno finché reggono i trasporti”, la gdo ha qualche problema: “è oberata di lavoro e non ha neanche il tempo di mettere in vetrina i prodotti pasquali. Vendono più la granella o la farina di pistacchio o la spalmabile che non uova e colombe, anche se il dato varia da catena a catena”. Bacco però continua a sfornare prodotti, benché la produzione sia al minimo. I 45 dipendenti riescono a lavorare a una distanza di sicurezza, con guanti e mascherine: “se ci fermiamo saremo costretti a lasciare qualcuno a casa. Agli stagionali, ad esempio, non abbiamo rinnovato”. Nonostante il grosso danno economico, la speranza di Claudio Luca è che l’emergenza sanitaria finisca presto “altrimenti – dice – quel poco di liquidità che hai costruito negli anni si erode”. Tenere la merce sugli scaffali per più tempo “potrebbe essere un’opzione, ma vendere a prezzo pieno o con uno sconto dopo le feste “non cambia” anche perché “da azienda artigianale non siamo vincolati dal reso”.

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